Il sale della terra

IL SALE DELLA TERRA
di Giusy Antonaci
Immagine: ”Sahel: la fine della strada", fotografia di Sebastiao Salgado. 
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Il brasiliano Sebastiao Salgado non è solo il più grande fotografo vivente mondiale, ma anche un viaggiatore infaticabile, un fotografo umanista dall'animo sensibilissimo, artista di paesaggi unici e di volti umani toccanti, oscillanti tra squarci lirici ed urla soffocate di dolore. 
Un uomo che lascia il suo lavoro di economista per seguire una passione amatoriale, che diventa il suo mestiere e la sua vita stessa, è armato di grande coraggio. 
Non solo, è anche animato da un forte desiderio di scalfire con uno scatto i ghiacci dell'Antartide, di toccare con occhio attento le sabbie aride del Sahel, calpestato dai piedi scalzi di anime che patiscono la miseria più nera, dando voce visiva a milioni di esseri umani che vacillano ai margini della sofferenza. 
Le sue testimonianze scorrono da serpenti di migrazioni di popoli che non hanno niente verso terre inesistenti agli impressionanti genocidi africani, dalle condizioni lavorative schiavistiche raccapriccianti nelle miniere d'oro brasiliane agli operai ricoperti d'oro nero che trivellano pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente.
I principali conflitti degli ultimi venticinque anni di storia sono passati attraverso il suo zoom, materializzandosi in scatti dal potente impatto emotivo, che si stampano nella mente. 
Le foto sono esclusivamente in bianco e nero perché, diversamente, i colori non renderebbero i giochi di luce e ombre che come argilla modellano corpi e volti, figure statiche o in movimento che si stagliano su sfondi come fossero a rilievo oppure in prospettiva. 
Salgado percepisce con sguardo esplorativo un mondo industriale che ha soggiogato la natura, in alcuni luoghi da lui visitati ha reso il lavoro senza alcuna dignità, moltiplicato le guerre, accatastato cadaveri in Rwanda. 
Tutto questo, e molto altro, testimonia in religioso rispetto con le sue foto che si sollevano come preghiere silenziose verso un mondo addormentato. 
La vita stessa di Salgado, confrontandosi con la realtà brutale, attraverso le foto s'incarna nei volti degli oppressi che non hanno più voce o la forza di parlare. È lui a parlare per loro con i suoi scatti, diffondendo le più grandi atrocità di cui è capace l'uomo, per scuoterlo in qualche modo dal suo torpore e dissuaderlo dal compiere stermini e azioni contrarie ad ogni idea di sviluppo e dignità. 
Le foto pluripremiate di Salgado sono raccolte nei libri fotografici :
Sahel, Exodus, Africa, I bambini, Gold, Kuwait, Altre Americhe, Genesi, ma l'artista ha ribadito più volte che il suo lavoro esula da ogni aspetto economico. 
Sono tutte testimonianze storiche potentissime delle vicende umane, analisi di culture, luoghi, persone, di fette diverse di mondo. 
Queste immagini sono per noi spade affilate che trapassano il cuore ed emozionano con una forza tale da indurre al pianto. 
"Io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi e la fotografia è tutta la mia vita. Non penso tanto alla luce e alla composizione, il mio stile è dentro di me. È la luce del Brasile che io porto con me, quella che porto da quando sono nato ". 
Questa ed altre riflessioni accompagnano il susseguirsi musicale di fotografie nel documentario, che ha ottenuto importanti riconoscimenti, 'Il sale della terra", co-diretto da suo figlio Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders in cui è presentata la sua vita. 
In esso, Salgado afferma con dolore che, fra tutti gli esseri che abitano la terra, l'uomo è l'animale più crudele, ma è capace di elevarsi sopra se stesso, perché l'uomo è "il sale della terra". Tale espressione è tratta da un passo biblico (Matteo, 5:13) e a questa riflessione egli perviene dopo aver attraversato il momento più difficile della sua vita. 
Infatti, saturo di testimonianze orribili a vedersi, l'artista vede le ombre sovrapporsi sempre più ai suoi disegni di luce, al punto tale da lasciare il suo lavoro. 
Ritorna dopo anni in Brasile, dove l'attendono l'amata moglie Leila e il figlio. Non viaggia più, non fotografa più e la sua disperazione è acuita da un paesaggio diverso da quello florido dei tempi dei nonni, dei genitori e agli occhi suoi stessi prima di partire.
Ora si presenta arido, senz'alberi. 
Dov'è finita la foresta amazzonica? L'uomo, con la sua irragionevolezza, ha sterminato la natura. Lui, che aveva fotografato quarant'anni prima alberi svettanti e rigogliosi, comunità tribali nella vegetazione in un'esistenza laboriosa, con la luce che affondava tra le rughe degli anziani e i corpi sinuosi e ambrati delle donne, soccombe, perde ogni slancio, deluso. 
Solo con il tempo, sarà proprio la terra a guarire il suo animo isterilito come l'ambiente intorno a lui. Comincia a sentire il desiderio di vedere crescere di nuovo gli alberi, rinascere le fonti d'acqua. 
Nonostante tutto, anche lui, animale crudele, è capace di elevarsi sopra se stesso, perché è il sale della vita. 
Con la moglie decide di avviare un progetto grandioso di riforestazione delle terre appartenute alla sua famiglia, desertificate da anni dalla siccità. 
Pianta milioni di alberi per trasformare la terra arida nella foresta di un tempo. 
"Queste piante sono meravigliose. Sono piante ombrose che vengono dal cuore della foresta, dal punto più alto. Le loro foglie somigliano ai capelli di mia madre". 
Il suo progetto in omaggio al Pianeta testimonia che l'uomo può distruggere la vita sul Pianeta, ma può anche ricrearla. 
Salgado recupera la sua antica forza e ritorna a viaggiare, a fotografare soltanto paesaggi, animali, impegnandosi in una campagna di salvezza dell'ambiente. Scopre che più della metà del Pianeta è ancora come ai tempi della Genesi. 
Ora fotografa nelle Galapagos un orso, ora la zampa di un iguana, pensando che sia simile ad un guerriero medievale, con le scaglie metalliche della corazza protettiva. Si sofferma a immortalare una grossa tartaruga che assomiglia ad un'autorità, con le sue rughe che esprimono saggezza.
Poi le balene in Argentina, le piante, i ghiacciai, il cielo terso.
E tutto sembra avere un senso.

 
 
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